Il sacrificio, la più alta forma di intelligenza

Quartiere situato nella periferia nord di Napoli, Scampia è un mondo autonomo inserito in una città anch’essa indipendente come Napoli. La realtà va affrontata, non evitata né distorta: zona difficile, tasso di disoccupazione elevato, una massiccia presenza della criminalità organizzata. Difficile pensare alla rivalsa sociale, difficile pensare diversamente.

Vi sono storie nella storia di Scampia che meritano di essere raccontate, segno che quando si nasce e di cresce in certe zone non è detto che l’epilogo della propria vita debba essere solo uno. Soprattutto quando ti accorgi che dall’alto, nel giorno della tua nascita, ti hanno donato la capacità di saper fare qualcosa meglio degli altri.

Armando Izzo rientra in questa categoria, ma la sua storia va oltre.

Nato a Scampia nel 1992, Armando è uno di quei ragazzi a Napoli definiti “scugnizzi”, tutto sorrisi e pallone. Un’allegria travolgente, il carisma che solo da quelle parti hanno sin da piccoli, ed una parte del corpo particolarmente sviluppata: i piedi. Comincia a giocare nell’Arci Scampia, società dalla quale il Napoli lo acquista per poi aggregarlo ai propri Giovanissimi Nazionali, arrivando però dopo poco al primo bivio della propria vita, la scomparsa del padre. Armando è ancora un ragazzino, ha due fratelli più piccoli ed una madre che guadagna troppo poco per non far nascere nel primogenito quel sentimento di rabbia abbinato al desiderio di aiutare. Decide quindi di appendere le scarpette al chiodo e lasciare la scuola per andare a lavorare, ed assume come occupazione un lavoro tanto umile quanto onesto, ovvero il garzone che portava l’acqua per le case. Eppure il sottile filo che lo lega al suo sogno ed al suo talento innato non si spezza, il Napoli continua a chiamarlo ed è grazie all’aiuto di persone come il suo procuratore Paolo Palermo che Armando ricomincia da dove aveva lasciato. Arriveranno soddisfazioni a livello giovanile come la vittoria del campionato Berretti, oppure il ritiro con la prima squadra, mentre comincerà a farsi conoscere tra i professionisti con la maglia della Triestina prima e dell’Avellino poi. Il grande salto con il Genoa, squadra che lo acquista e lo lancia in Serie A, permettendogli di arrivare fino in Nazionale. Izzo è quello che nel gruppo porta risate ed allegria: con la sua dialettica (ed il suo dialetto) coinvolgente, in un modo o nell’altro i compagni quando c’è lui ridono. Anche quando gli viene chiesto di dire “Save The Children” e lui non riesce. Nel corso di un’intervista rilasciata a Sky Sport, dirà: “Sto imparando adesso l’italiano, figuriamoci l’inglese. I miei compagni mi hanno preso in giro, ma non sono permaloso, sorridevo anche io e so di aver fatto un errore grave. Sono nato e cresciuto a Scampia, un quartiere difficile dove pensi prima a sopravvivere e poi al resto”. Quando dopo una giovinezza di stenti e sacrifici tutto pare andare per il verso giusto, Armando si trova al secondo bivio della propria vita: viene coinvolto nello scandalo Calcioscommesse con riferimento ad un paio di match datati 2014. Sembra l’inizio di un incubo, con i vari processi e la richiesta di 6 anni di squalifica da parte dell’accusa. La criminalità organizzata pare avesse avvicinato alcuni calciatori all’epoca in forza al sodalizio irpino, Izzo viene accusato di sapere tutto ciò e di non aver denunciato. Il castello sul quale vuole essere costruita la condanna di Armando comincia però a cadere, le fondamenta sono palesemente di sabbia, e la squalifica viene ridotta prima 18 e poi a 6 mesi. Una costante però accompagna Izzo in questo calvario: il sorriso. Pensa sempre ad allenarsi, a passare momenti felici con la sua famiglia ed i suoi compagni di squadra, che non lo abbandonano. Video divertenti, immagini di gruppo, la sensazione che la positività non abbandoni mai il ragazzo, che nel suo piccolo avrà sicuramente avuto paura, senza però darlo a vedere per non destabilizzare le persone a lui care. In quel di Napoli il proverbio “aiutati che Dio ti aiuta” è un cult, ed è proprio questo il caso. Accento importante va posto sulla grazia chiesta dai legali del ragazzo alla FIGC, ancora in attesa di ratifica, ma le sensazioni in casa Genoa sono positive.

Nelle difficoltà, Armando ha trovato la forza di non abbattersi mai. Forse, qualche sera sul letto pensando a quello che gli stava succedendo sarà anche caduto ma, com’è che dice quella famosa frase di Jim Morrison? “Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi”.

Con lo stesso sorriso e la stessa energia di quando da ragazzino giocava per strada a Scampia. E magari evitiamo di focalizzarci sul titolo di studio, il diploma, laurea o quel che sia, che sono sicuramente importanti ma non possono essere i parametri per quantificare l’intelligenza di una persona, sappia essa parlare l’inglese o meno: chi ti giudica non ti conosce, Armando!


   

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